Il mio primo contatto con la fotografia inizia nel 2011, quando frequentavo il secondo anno di Design del Prodotto Industriale alla Facoltà di Architettura di Ferrara e mi capitò di seguire le lezioni tenute da Giovanni De Sandre, uno che di fotografia se ne intende.
In quell’occasione ci diede il compito per la settimana successiva di interpretare e fotografare una mela.
Avete capito bene, non l’ultimo modello della Ducati Panigale o i lussuosi interni di un motoscafo Riva ma una semplice e comunissima mela del colore che preferivamo.
Il me stesso di allora si mise a fare un elenco di tutto quello che serviva per portare a casa un dignitoso risultato e decisi che la prima cosa che serviva era proprio una mela, anzi un sacchetto.
Andai dal mio fruttivendolo e chiesi una decina di mele. Volevo quelle verde acido e quelle rosso intenso, ma purtroppo riuscii a rimediare solamente delle mele gialle e una rossa neanche troppo rossa. Va beh, pazienza, stavo imparando ad usare photoshop, e il comando “tonalità saturazione” era ormai nelle mie corde.
Quel week end per coincidenza dovevo accompagnare la squadra under 18 di canoa polo a Bacoli, per disputare le finali dei campionati italiani, quindi decisi di portare con me il sacchetto di mele e cercare ispirazione nell’esotica cornice partenopea.
La mattina di domenica a Bacoli mi alzai all’alba per cercare di fare la foto più bella che una mela avrebbe potuto desiderare. Posizionai i due frutti sul bagnasciuga e con i potenti mezzi (si fa per dire) a mia disposizione iniziai a scattare sempre più eccitato dall’arte che stavo producendo.

Tornai a casa orgoglioso delle mie foto, sentivo di non aver mai fatto foto “ragionate” prima di allora e che la revisione con il professore sarebbe stata un successo garantito.
Man mano che passavano i giorni, giusto per essere sicuro di non essermi fatto accecare dall’entusiasmo della “prima volta”, decisi di sperimentare altre situazioni creative con le mie mele che ormai avevano girato per mezza penisola.
Feci una foto alla figlia dei miei vicini di casa con una mela rossa tra le mani, poi una a mio fratello in giardino con una mela sulla testa in una rivisitazione contemporanea di Guglielmo Tell, infine allestii un mini set nella mia taverna per la prima vera foto costruita della mia carriera.
Trafugai del tessuto nero e del tessuto rosso dal cassetto da cucito di mia madre, presi in prestito un faretto da muratore da mio padre e inscenai un red carpet per le mele “gala”.
Ricorderete che le mele erano gialle, e infatti passai due ore quella sera a virare il colore dal giallo al verde acido.
Il giorno seguente, De Sandre liquidò le mie foto in riva al mare dicendo
“Questa è la tipica foto da cartolina”
E io pensai “bene!”,
senza capire che non si trattava di un complimento, ma che non avevo interpretato un bel niente, ed ero caduto nel classico cliché della foto in riva al mare con il sole all’orizzonte ecc, ecc…
La foto a mio fratello venne criticata perchè la massa di ricci sembrava “un gatto” e il giardino non poteva essere scambiato per un bosco medioevale.
E così per tutte le altre, a differenza dello scatto della sera prima, quello deturpato dalle modifiche su photoshop, ma che al di là del risultato, portava il messaggio più interessante.
C’era un soggetto, si leggeva un messaggio, la luce era stata pensata, lo scatto era stato (seppur malamente) postprodotto per migliorare la comprensione della scena. Insomma, una foto più o meno decente.
Da allora, decisi di far tesoro di questa piccola lezione, misi da parte un piccolo gruzzolo e rimpiazzai la mia fedele compatta con qualcosa al passo coi tempi, ma questa storia ve la racconto un altra volta!
Ora tocca a voi, quale è stata la vostra prima esperienza con la fotografia? Raccontatecelo nei commenti!



Comments (0)